La rinite allergica in piscina, cosa si può fare?

Per la precisione ad oggi siamo a più di 14.000 per l’articolo pubblicato il 2 novembre 2009 (leggi) e ad oltre 6.000 per quello pubblicato il 21 febbraio 2011(leggi), meno indicizzato dai motori di ricerca. Oltre ventimila contatti per questo tipo di problema non sono pochi e la spiegazione può essere trovata solo nel fatto che il disturbo è molto diffuso e che si sta aggravando.

Lo dimostra il fatto che è praticamente l’unico articolo del sito a ricevere continuamente nuovi commenti e nuove testimonianze. Molti di questi commenti si chiedono come mai il gestore della piscina non faccia nulla per affronrtare e risolvere il problema. Cerchiamo qui di dare qualche consiglio.

Il problema

Questa tipologia di rinite allergica è causata dalla tricloroammina, una sostanza irritante che si forma quando l’acido ipocloroso, derivato da qualunque prodotto a base di cloro diluito in acqua, si combina con sostanza organica che contenga ammoniaca. Per la precisione, la prima sostanza a formarsi da acido ipocloroso e ammoniaca è la monocloroammina, che se trova altro acido ipocloroso diventa dicloroammina che, sempre combinandosi con altro acido ipocloroso, diventa tricloroammina. La tricloroammina è una sostanza volatile che viene respirata sulla superficie dell’acqua ed infatti casusa disturbi di tipo respiratorio. Nelle vasche scoperte infatti il problema è praticamente assente, tutte le testimonianze lasciate dai lettori riferiscono di problemi solo nelle piscine coperte. Affinchè si formi tricloroammina è quindi necessario che siano presenti ammoniaca (solitamente apportata dai bagnanti) e cloro. Il problema è avvertito in misura molto maggiore se la piscina ha una cattiva ventilazione o un insoddisfacente ricambio di aria.

La tricloroammina si forma, secondo quanto riporta tutta la letteratura scientifica mondiale, a pH basso. La condizione ideale di pH è quella tra 4 e 5. Non esiste nessun riferimento scientifico che riporti di tricloroammina che si formi a pH 7 come viene sostenuto da alcuni.

Che fare?

Abbiamo visto che se c’è combustibile e fuoco l’incendio si sviluppa e su questo purtroppo non si discute. Il fuoco non lo possiamo togliere, poiché nel nostro caso è rappresentato dal cloro, che ci è indispensabile per disinfettare ed ossidare correttamente l’acqua. Sul combustibile, cioè le sostanze organiche, qualcosa, anzi molto, si potrebbe fare. Basterebbe che tutti gli utenti, prima di entrare in acqua, facessero la doccia calda con il sapone ed evitassero di urinare in piscina. Una regola di comportamento semplice ed assolutamente fattibile, che ridurrebbe così drasticamente l’apporto di sostanze organiche da rendere il problema inesistente. I gestori sicuramente sosterranno che educare gli utenti è impossibile, ma forse gli utenti stessi che soffrono di questo problema qualche idea per convincere i loro compagni di corsia potrebbero farsela venire…

Un altro aspetto da controllare e regolare meglio è senza dubbio quello della ventilazione. Una sistemazione alla modalità di ricambio di aria esterna sicuramente porterebbe risultati apprezzabili.

Una utima considerazione: se è vero come è vero che la tricloroammnina si forma a pH basso, non è la vasca il punto dove avviene la reazione, bensì la tubazione di mandata nel punto dove l’iniezione del cloro e dell’acido sono a pochi centimetri di distanza. Quando la pompa dosatrice dell’acido è in funzione in quel punto il pH si riduce a 4-5. E’ qui che avviene la gran parte della reazione. Un lieve miglioramento si potrebbe ottenre diluendo molto la sostanza utilizzata per ridurre il pH, in modo che questo si abbassi il meno possibile.

Conclusioni

Per cercare la soluzione dei problemi è indispensabile conoscerne le ragioni, gli effetti e i meccanismi.e, soprattutto, far lavorare la parte di noi della quale abbiamo la minore stima e cura: il nostro cervello.

Ogni piscina è un caso a sé e le soluzioni non possono essere le stesse per tutti, così come spesso non esiste una soluzione unica e definitiva. Diffidare dei guru è comunque il primo passo per giungere alla meta. Buona fortuna!

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