La manutenzione di una piscina abusiva è reato – Progettazione, consulenza, formazione nel settore delle piscine

La manutenzione di una piscina abusiva è reato

La Corte di Cassazione stabilisce che la manutenzione costituisce nuovo reato se la costruzione è abusiva

La Sez.3 della Corte di Cassazione, con la sentenza n.27993/2020 analizza un caso molto simile a quello che potrebbe presentarsi nella situazione tipica di una piscina.

Si tratta infatti di una pista da motocross realizzata su un terreno agricolo, per la realizzazione della quale era stato chiesto, ed ottenuto, un permesso provvisorio. La pista non era però mai stata smontata ed era diventata, di fatto, un opera stabile.

Nel corso del tempo erano state eseguite opere di manutenzione, quali ad esempio il livellamento del terreno tramite ruspe. I residenti, disturbati dalle attività, hanno promosso la causa che è approdata, dopo due ricorsi, in Cassazione.

Senza addentrarci nella narrazione della vicenda, rioportiamo un passo saliente della sentenza:

…avendo il Tribunale ritenuto penalmente irrilevanti le opere successive, in quanto consistite esclusivamente in interventi di manutenzione e di livellamento della pista tramite l’utilizzo di ruspe. Tale impostazione, tuttavia, avrebbe una sua valenza nel caso in cui fosse certo che il titolo autorizzatorio fosse legittimo, mentre, in caso contrario, sarebbero idonee ad assumere rilievo penale anche mere condotte manutentive, dovendosi richiamare la costante e condivisa affermazione di questa Corte (cfr. ex multis Sez. 3, n. 48026 del 10/10/2019, Rv. 277349 e Sez. 3, n. 38495 del 19/05/2016, Rv. 267582), secondo cui, in tema di reati edilizi, qualsiasi intervento effettuato su una costruzione realizzata abusivamente, ancorché l’abuso non sia stato represso, costituisce una ripresa dell’attività criminosa originaria, che integra un nuovo reato, anche se consista in un intervento di manutenzione ordinaria, perché anche tale categoria di interventi edilizi presuppone che l’edificio su cui si interviene sia stato costruito legittimamente. Dunque, nel caso di specie, la valutazione del Tribunale (come prima ancora quella del G.I.P.) avrebbe dovuto concernere non tanto la tipologia delle opere eseguite, certe nella loro esistenza, ma piuttosto la loro qualificabilità come prosecuzione di un’attività edilizia abusiva, il che avrebbe richiesto un puntuale e adeguato accertamento rispetto alla legittimità del titolo (peraltro “provvisorio”) rilasciato nel 1992 dal Comune di Arezzo su un’area con destinazione agricola.

Attenzione quindi, quando si accetta un incarico di manutenzione (e naturalmente anche nel caso della costruzione) di una piscina: è sempre necessario verificare che l’opera non sia abusiva!

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