Gli episodi di annegamento continuano a rappresentare un problema rilevante in Italia. Nel biennio 2024-2025 sono stati registrati 604 decessi legati a incidenti in ambienti acquatici, un dato che conferma una tendenza sostanzialmente stabile negli ultimi due decenni. I numeri emergono dall’analisi elaborata dall’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti nelle acque di balneazione, presentata nel corso di un incontro ospitato dall’Istituto Superiore di Sanità.
L’indagine, realizzata attraverso una raccolta sistematica di informazioni provenienti dalle cronache nazionali, evidenzia come il fenomeno interessi soprattutto gli uomini, che rappresentano oltre l’80% delle vittime. Sul fronte anagrafico, circa un terzo dei casi riguarda persone con più di 65 anni, mentre quasi un quarto coinvolge bambini, adolescenti e giovani fino ai 24 anni.
Per quanto riguarda i luoghi degli incidenti, il mare e le acque interne risultano gli scenari più frequenti. Laghi, fiumi e corsi d’acqua, insieme alle aree costiere, concentrano infatti oltre il 90% degli eventi mortali. Le piscine registrano numeri inferiori, ma mantengono un’elevata rilevanza dal punto di vista preventivo poiché coinvolgono spesso minori e ragazzi.
Tra le principali cause individuate figurano i malori improvvisi durante la permanenza in acqua, seguiti dalle cadute accidentali, dalle condizioni meteomarine sfavorevoli e dalle difficoltà nel rientrare a riva a causa di correnti o ostacoli. In alcuni episodi è emerso anche il mancato rispetto delle indicazioni di sicurezza, come l’ingresso in acqua nonostante la presenza di segnalazioni di pericolo.
L’analisi territoriale mostra una distribuzione diffusa del fenomeno lungo tutta la penisola. Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio figurano tra le regioni con il maggior numero di casi registrati nel periodo esaminato, seguite da Puglia, Sardegna, Sicilia ed Emilia-Romagna.
Gli esperti sottolineano come molti di questi eventi potrebbero essere evitati adottando comportamenti prudenti e prestando maggiore attenzione alle condizioni ambientali. La sorveglianza dei bambini rappresenta uno degli aspetti più importanti. Nei pressi del mare, dei laghi, dei fiumi o di qualsiasi specchio d’acqua, i minori non dovrebbero mai essere lasciati senza la costante presenza di un adulto. Anche brevi momenti di distrazione possono risultare determinanti. Per questo viene suggerito di individuare una persona incaricata esclusivamente del controllo di chi si trova in acqua.
Particolare attenzione è richiesta anche nelle piscine private o condominiali, dove recinzioni e sistemi di accesso controllato possono ridurre drasticamente il rischio di incidenti. Parallelamente, favorire l’apprendimento del nuoto e delle competenze di base in acqua fin dalla giovane età contribuisce ad aumentare la sicurezza.
Per adolescenti e adulti, le raccomandazioni riguardano soprattutto il rispetto delle condizioni del mare e delle segnalazioni presenti sulle spiagge. Evitare la balneazione in presenza di mare agitato o di avvisi di pericolo riduce sensibilmente il rischio di trovarsi in situazioni critiche. Allo stesso modo, l’assunzione di alcolici o sostanze che alterano lucidità e capacità motorie rappresenta un fattore di rischio significativo.
In caso di corrente che trascina al largo, è fondamentale mantenere la calma e cercare di uscire lateralmente dalla sua traiettoria, evitando di nuotare direttamente contro il flusso. Grande prudenza deve essere adottata anche nei tuffi: conoscere profondità e caratteristiche del fondale prima di entrare in acqua è essenziale per prevenire traumi gravi.
Per le persone più anziane, gli specialisti consigliano di valutare attentamente il proprio stato di salute, limitare gli sforzi eccessivi e consultare il medico in presenza di patologie che potrebbero aumentare il rischio di malori durante la balneazione.
Tra le indicazioni valide per tutti figurano inoltre l’abitudine a non fare il bagno in solitudine, la lettura delle informazioni riportate sulla cartellonistica locale e la scelta di aree sorvegliate da assistenti bagnanti qualificati. Nei contesti fluviali, caratterizzati da correnti imprevedibili, acque fredde e sponde talvolta instabili, è necessario adottare ulteriori precauzioni.
Alla redazione del rapporto ha contribuito il gruppo di lavoro dedicato alla sicurezza in piscina, coordinato da Rossana Prola, impegnato nella promozione di iniziative e strategie finalizzate alla diffusione della cultura della prevenzione e alla riduzione degli incidenti acquatici. L’obiettivo condiviso resta quello di sensibilizzare cittadini e istituzioni affinché la frequentazione di mare, laghi, fiumi e piscine possa avvenire in condizioni sempre più sicure.
[Fonte e articolo completo: ISS]
