La Corte di Cassazione ha chiarito che chi gestisce una piscina aperta al pubblico è tenuto a garantire non solo l’assenza di pericoli di annegamento, ma anche un utilizzo sereno e sicuro di tutte le aree della struttura, comprese quelle dedicate al benessere come le vasche idromassaggio. Con la sentenza n. 31614 del 4 dicembre 2025, i giudici hanno affermato che il gestore assume una vera e propria posizione di garanzia nei confronti degli utenti, dovendo prevenire anche i danni derivanti da comportamenti imprudenti o molesti di altri frequentatori.
Il caso trae origine da un episodio avvenuto in una piscina comunale, dove un cliente è stato colpito al volto da un pallone lanciato da alcuni minorenni mentre si trovava in un’area relax, riportando una grave lesione al naso. Dopo decisioni contrastanti nei primi gradi di giudizio, la Cassazione ha stabilito che limitare la vigilanza al solo rischio tipico dell’attività natatoria è insufficiente. In un impianto complesso, la sorveglianza deve essere attiva e adeguata ai diversi spazi e alle loro funzioni.
La responsabilità del gestore può configurarsi sia sul piano extracontrattuale, per violazione del dovere di non arrecare danno, sia su quello contrattuale, poiché il biglietto d’ingresso implica la promessa di un ambiente sicuro. Restano inoltre possibili azioni contro i genitori dei minori responsabili. La decisione impone ai gestori, anche nel 2026, di rafforzare regole, controlli e personale, soprattutto nelle zone destinate al relax, a tutela del consumatore e della sua integrità fisica.
Fonte e approfondimenti: Leggepertutti.it
