La realizzazione di piscine private, spesso considerate interventi accessori, continua a generare contenzioso quando si inserisce in contesti urbanistici vincolati. Una recente sentenza del TAR Sicilia (9 dicembre 2025, n. 2702) affronta in modo puntuale il tema, chiarendo quando una piscina interrata debba essere qualificata come nuova costruzione e non come semplice pertinenza.

Il caso riguarda una piscina prefabbricata interrata, realizzata senza titolo edilizio e successivamente oggetto di una richiesta di sanatoria tramite SCIA. L’opera, di dimensioni rilevanti (10 x 4 metri, con profondità fino a 1,80), era collocata in un’area soggetta a una disciplina urbanistica particolarmente restrittiva, che consentiva esclusivamente interventi di manutenzione sugli edifici esistenti. Il proprietario ne sosteneva la natura pertinenziale, richiamando orientamenti giurisprudenziali favorevoli e l’art. 3 del d.P.R. 380/2001.

Il Comune ha invece negato la regolarizzazione, ritenendo l’intervento una nuova costruzione incompatibile con le previsioni di zona. Il TAR ha confermato questa impostazione, ribadendo alcuni principi centrali. In primo luogo, la pertinenza urbanistica non coincide con quella civilistica: in ambito edilizio essa riguarda solo opere di modesta entità, prive di autonomia funzionale ed economica e senza impatto significativo sull’assetto del territorio. Una piscina, anche se interrata, può invece incidere sul carico urbanistico e aumentare il valore dell’immobile.

Decisivo è stato anche il profilo volumetrico. La normativa statale e regionale subordina la qualificazione pertinenziale al rispetto del limite del 20% del volume dell’edificio principale, dato che nel caso concreto non era stato nemmeno indicato dal ricorrente. L’onere della prova, sottolinea il TAR, grava interamente sul privato.

Infine, la sentenza valorizza il ruolo determinante della disciplina urbanistica di zona: laddove sono ammessi solo interventi conservativi, la realizzazione ex novo di una piscina resta comunque preclusa. Ne deriva un orientamento rigoroso, che impone valutazioni concrete e contestuali, riducendo gli spazi per interpretazioni automatiche o semplificate.

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