Nuotare è un gioco

Tutti per quanto sembri impossibile, sanno nuotare. Il problema è il come sanno nuotare. Oggi nuotare significa avere codificato attraverso un’esperienza di tipo tecnico delle “nuotate” che rappresentano i così detti “stili di nuoto”, che sono rappresentati nelle varie manifestazioni di tipo agonistico e non. Olimpiadi, campionati del mondo, europei, giochi del mediterraneo, giochi del Comowelth( Inghilterra, australia, nuova zelanda etc, etc)

Nuotare in passato era sinonimo di galleggiare ed è per questo che con il passare del tempo e con la strutturazione dello sport e degli spazi per “fare” sport si è passati ad un insegnamento/apprendimento codificato. Tutti così s’immedesimano nei 4 stili dominanti (stile libero, dorso, rana, delfino) condividendo le medesime esperienze attraverso momenti d’ acquaticità più o meno lunghi.

L’utilizzo di vasche grandi o piccole, la maggior o minor profondità dell’acqua (ricordiamoci che l’acqua non è mai alta, ma è profonda), l’impiego di ausili didattici (bastoni, galleggianti, tondoloni, tavolette , etc) sono dei mezzi che l’istruttore ha a disposizione per garantire un processo di sviluppo dei così detti “schemi acquatici”, che con il tempo si affinano e in parte modificano i così detti schemi motori che abbiamo acquisito sulla terra.

Ricordiamoci che la densità dell’acqua è superiore ben 700 volte rispetto all’aria, pertanto muoversi nell’acqua , comporta necessariamente una buona acquaticità, un buon galleggiamento, scivolamento etc,.

Sfido sempre i principianti ad andare sott’ acqua, per dimostrare loro che seppur senza esperienza è difficile affogare perché non si sa nuotare.

Andare sott’acqua significa padroneggiare il proprio corpo con riferimenti di equilibrio, idrodinamicità, etc, che richiedono una certa coscienza dell’azione o del movimento che si intende compiere.

L’acqua non è un elemento ostile , ma bisogna conoscerla e riconoscerla a seconda delle condizioni climatiche, ambientali, etc( se siamo al mare o in piscina, all’aperto o al chiuso, che tipo di temperatura, umidità, etc).

I primi movimenti in acqua ci portano ad avere dei comportamenti(riflessi) che oserei dire di difesa, quali ad esempio di raddrizzamento e di detersione del volto . Abituarsi ad avere l’acqua sul viso deve diventare qualcosa di naturale; avere gli orifizi naso e orecchie pieni d’acqua è necessario per immergere il viso in acqua. A questo proposito fare la doccia, o il bagno a casa può aiutare il principiante a superare queste prime “paure” per migliorare il proprio stato emotivo in condizioni diverse da quelle abituali.

Del resto sulla terra essere verticali significa “muoversi” nell’acqua significa stare fermi;

Essere orizzontale sulla terra significa stare fermi (es: dormire) in acqua significa propulsione, cioè movimento.

Modificare questo nostro modo di vedere e sentire il mondo circostante , se non siamo aperti a nuove esperienze sensoriali , ci può precludere il piacere di stare in acqua.

Gli analizzatori così detti (ottico, acustico, tattile, vestibolare e cinestetico), in acqua sono utilizzati diversamente.

In acqua la visione assume connotati differenti (nonostante si porti la maschera e/o gli occhialini), mentre è importante avere buone esperienze per utilizzare al meglio l’analizzatore tattile, vestibolare(equilibrio) e cinestetico( tensioni muscolari, etc).

La rigidità in acqua è un vero nemico, pertanto bisogna trovare le giuste tensioni muscolari e compiere i movimenti e le azioni con “scioltezza(cioè avere l’arto rilassato e con la giusta tensione).

Il principio di Archimede che tutti conoscono ci aiuta in questo gioco dello stare in acqua in verticale, in orizzontale, raggruppati, a seconda del tipo di profondità ci sostiene etc, quindi bisogna sapere come muoversi per sfruttare appieno questo principio.

Il fatto di avere tutto il corpo in acqua ci aiuta a galleggiare; alzando un braccio fuori dall’acqua sentiremo che la forza di gravità spinge verso il basso, il corpo pesa di più e si galleggerà a fatica, (ecco casa provano gli inesperti).

E allora armiamoci di buona volontà e consideriamo l’acqua un elemento prezioso e vitale per la ns sopravvivenza ( sia interna che esterna) per rivivere quelle piacevoli sensazioni che ci hanno accompagnato nel grembo materno per parecchi mesi;

Chissà che giocare nell’acqua non ci piaccia e che ci faccia ritornare bambini, del resto è il gioco della vita.

(fine prima parte)

 

Dott. Giuseppe Righini

Docente di Scienze Motorie,

Laureato in pedagogia,

Corso di Perfezionamento Universitario in Chinesiologia rieducativa.

Docente SIT della Federazione Italiana nuoto