Nonostante l’università ricominci a novembre(giorno più giorno meno) oramai le vacanze è come se fossero finite. Ovviamente per modo di dire dato che la gente continua ad andare al mare per non soffrire quest’ondata di caldo opprimente. Penso che chi se lo possa permettere quest’anno allungherà di qualche settimana le proprie ferie, se non lo ha già fatto.

Dopo un inverno senza fine, adesso spunta fuori anche l’estate interminabile. Una lunga estate caldissima come direbbe quel mattacchione di Max. Una lunga estate caldissima e sfracella marroni come direi io.

Tanto già lo sapete no? Ho una carnagione così chiara che se mi appiattisco contro una parete delle stesso colore divento un tutt’uno con essa. E la cosa è alquanto frustante visto che sono da poco guarito dalle fastidiosissime ustioni di quinto grado che mi ero procurato nei giorni scorsi(o negl’interventi scorsi, fate voi). Però sono un capoccione e al mare continuo ad andarci lo stesso. Dopo essere sopravvissuto per miracolo al terribile eritema, di partito preso, sono tornato in spiaggia con cattiveria, convinto di poter ancora trascorrere una vacanza felice… e secondo voi ci sono riuscito? Ma certo che no, che stupidaggini, sennò cosa vi racconterei adesso se non le mie disastrose avventure nella squallida piscina degl’orrori?!

Tutto ebbe inizio una calda mattina di luglio. Durante una breve trattativa ero riuscito a convincere il prezioso amico Brachi ad andare al mare, prestate attenzione però, non si andava mica in una spiaggia comune ma in una provvista di ampia piscina. Un posto non troppo lontano dove poter stare sereni e tranquilli, si chiamava appunto “La tranquillità” pensate un po’!

Ricordo che dissi così: “Sei pronto Brachi per una splendida giornata di mare costellata da riposanti sonnellini sul lettino e gustosi pasti lungo la riva?”. Tutto sembrava perfetto già dall’arrivo. Il parcheggio fu trovato senza problemi e riuscimmo senza pochi sforzi ad ottenere un posto lontano dal bordo piscina, in modo da evitare gli schizza più molesti. Tutto sembrava perfetto… troppo perfetto, le cose stavano presto per cambiare. Nel giro di pochi secondi il luogo finora conosciuto sotto il nome di “La tranquillità” stava per diventare l’inferno in terra.

Una mandria di bambini rincocefali, sfuggiti dal disattento controllo delle loro madri, di punto in bianco invase la piscina. Erano sporchi, lerci, pieni di sabbia poiché arrivavano dal mare. Distruggevano ogni cosa si parasse di fronte al loro cammino poi, colti da un’insaziabile furia omicida, si prendevano tra di loro e si lanciavano in acqua. Stavano depredando il nostro paradiso privato meglio conosciuto come piscina e nessuno sembrava potesse fermarli.

Il coraggioso amico Brachi era spaventato a morte, continuava a ripetermi: “Fai qualcosa Billy, te ne prego!!!”, ma cosa potevo fare? Non avevo in mente nessuna delle mie solite brillanti idee per liberarmi di quei fastidiosi mocciosetti.

Il mio sguardo andò subito verso il bagnino, il bagnino numero uno de “La tranquillità”, anche detto lo sfaticato pomicione. Un metro e cinquantacinque di pura svogliatezza. Il suo compito consisteva nel sistemare gli ombrelloni, i lettini e guardare da un’altra parte quando i bagnanti non portavano la cuffia, si tuffavano, arrecavano disturbo ad altri bagnanti e entravano nella piscina senza permesso. Vi era anche un bagnino numero due e un numero tre, ma questo è un altro discorso.

Su di lui non potevo contare, su il fervido amico Brachi nemmeno, c’era solo una cosa che potevo fare… la cosa più congeniale che mi venne in mente: ignorarli e dormire.

Mi svegliai due ore dopo, Brachi leggeva un libro su Sherlock Holmes e il bagnino numero uno si era dato il cambio con il numero tre. “Cosa è successo?”, chiesi non appena mi accorsi che i bambini erano spariti, “Dove sono andati tutti? Come è finita la storia?”. Il dispettoso amico Brachi mi guardò, poi guardò il suo libro, poi il bagnino numero tre che si ravanava nei pantaloni, poi ancora me e disse: “Meglio che non lo sai”, e da allora non ho ancora capito come sia andata realmente a finire. Anche se, quel sangue sospetto che grondava copioso dalle pagine de “Il mastino dei Baskerville” non lascia molti dubbi.

Tornata la pace, ci tuffammo anche noi in piscina, cioè, entrammo regolarmente dall’apposita scaletta. È una sensazione bellissima, ogni volta che il mio corpo si immerge in una vasca lo spirito sopito del nuotatore professionista si manifesta e non posso fare a meno di esibire tutto il mio splendore nell’acrobatica danza del delfino in amore o nel suadente ballo della rana sgambettona. Anche l’ardimentoso amico Brachi fa del suo meglio per stupire gli astanti con mosse che solo lui sa fare, e forse è meglio così.

Il suo passatempo preferito è quello di superare sempre più i suoi limiti trattenendo il fiato e cercando di attraversare l’intera piscina sott’acqua. Ha trascorso un giorno intero nel cercare di compiere quest’ardua impresa e mentre lui si allenava io ero impegnato in ben altre mansioni. Mentre lui tratteneva il fiato e si immergeva fino a raggiungere il fondo della vasca, io esprimevo le mie superiori capacità nel morto a galla. Mentre tentava in tutti i modi di battere ogni suo precedente record, io mi dilettavo nel giocare spensieratamente con le bollicine che risalivano dal fondo. Mentre senza fiato tornava a galla e si rendeva conto di non esserci riuscito neanche questa volta, io uscivo di corsa fuori dalla vasca, correvo lungo il bordo col rischio di scivolare, raggiungevo le stanche membra dell’esausto amico Brachi e ci saltavo sopra senza pietà.

Eh si, è davvero bella la piscina! 

 

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