MUSCOLI INTERCOSTALI E SCALENI

 

 

Gli intercostali ESTERNI si estendono, in ogni spazio intercostale, dai tubercoli delle coste fino all’inizio delle cartilagini costali. Nella parte ventrale degli spazi intercostali essi sono sostituiti da semplici fasci tendinei e quindi mancano. I fasci muscolari hanno origine dal margine inferiore della costa sovrastante e, con direzione obbliqua in basso e in avanti , vanno ad inserirsi sul margine superiore di quella sottostante.

Gli intercostali INTERNI si estendono in ciascuno spazio intercostale dalle giunzioni costo sternali agli angoli delle coste , mentre da qui fino alle vertebre sono anch’essi mancanti perché sostituiti da una fascia tendinea. In ogni spazio intercostale i loro fasci muscolari hanno origine dal margine inferiore della costa sovrastante e, con direzione obbliqua in basso e indietro , vanno ad inserirsi sul margine superiore di quello sottostante.

Vi sono ormai numerose evidenze sperimentali che contrastano con la tradizionale interpretazione secondo la quale alla distinzione anatomica fra intercostali esterni ed interni corrisponderebbe una differenziazione funzionale , rispettivamente in inspiratori ed espiratori(teoria geometrica di Hamberger).

I muscoli intercostali parasternali (o intercartilaginei), sono costituiti dalle fibre parasternali degli intercostali interni , che originando dallo sterno,decorrono obliquamente in basso e in fuori, ai lati di esso,fino ad inserirsi sul margine superiore della costa immediatamente sottostante.. Prendendo punto fisso allo sterno essi provocano un innalzamento delle coste e sono gli unici , fra gli intercostali, ad avere un’azione esclusivamente inspiratoria.

Il muscolo Scaleno Anteriore ha origine dai processi trasversi della quarta , quinta e sesta vertebra cervicale e si inserisce sulla prima costa ..

Lo Scaleno Medio origina dai processi trasversi delle ultime sei vertebre cervicali e si inserisce sulla prima costa. Lo Scaleno Posteriore ha origine dai processi trasversi delle ultime tre vertebre cervicali e si inserisce sulla seconda /terza costa .

Studi EMG(Elettromiografia) hanno dimostrato che SCALENI e INTERCOSTALI PARASTERNALI , durante la respirazione tranquilla sono costantemente attivati con un pattern pressoche’ identico.

Il loro reclutamento comincia infatti con l’inizio dell’inspirazione , aumenta con il procedere di essa e si estende alla parte precoce della espirazione.

Nell’uomo che respira tranquillamente diaframma,scaleni ed intercostali,parasternali devono devono essere attivati insieme in modo coordinato per garantire alla gabbia toracica UN MOVIMENTO con un solo grado di libertà.(evitando cioè movimenti paradossi di rientramento a livello della parte alta del torace).

I parasternali e gli scaleni inoltre sembrano avere un ruolo fondamentale nella respirazione ad alti volumi in quanto conservano inalterata la loro forza contrattile anche a livello della CPT, in virtù di caratteristiche tensione/lunghezza più favorevoli di quelle del diaframma.

Per questo motivo gli scaleni e gli Intercostali parasternali, sono ora dai più considerati , assieme al diaframma , come muscoli respiratori principali e non secondari.

L’azione della restante parte degli intercostali, anatomicamente distinti in Intercostali Interni (porzione interossea) ed Esterni, è stata ed è tuttora oggetto di studio. Contrariamente alle precedenti conoscenze che attribuivano agli esterni un’azione inspiratoria e agli interni una espiratoria, i risultati di esperimenti di elettrostimolazione condotti su questi due gruppi muscolari hanno dimostrato una loro sostanziale identità di azione: avvicinare tra loro le due coste su cui si inseriscono. Essa tuttavia varierebbe in base all’interspazio considerato e all’atteggiamento toracico di partenza.

Come si vede dunque l’azione degli intercostali non è ancora del tutto chiarita, anche se appare comunque secondaria. Secondo studi recenti essi andrebbero considerati come muscoli eminentemente posturali, con una funzione respiratoria di tipo accessorio, essendo attivati in particolari condizioni.

Fine seconda parte

Prof. G. Righini