Legittima la multa ai genitori musulmani che non volevano far frequentare il corso di nuoto alle figlie – Progettazione costruzione e manutenzione piscine, legislazione, corsi e informazioni

Legittima la multa ai genitori musulmani che non volevano far frequentare il corso di nuoto alle figlie

 

 

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha bocciato il ricorso di due genitori musulmani di Basilea a cui erano stati inflitti 1400 franchi di multa per aver scelto di non consentire alle figlie la partecipazione alle lezioni obbligatorie miste di nuoto impartite agli scolari delle elementari. Nessuna violazione della libertà di coscienza e di religione prevista dall’art. 9 Cedu, secondo i giudici di Strasburgo.

Nella sentenza Osmanoǧlu and Kocabaş v. Switzerland, la Corte ha all’unanimità ritenuto che le autorità cantonali devono «far prevalere l’obbligo per i bambini di seguire integralmente la scolarità e il successo della loro integrazione sull’interesse privato dei genitori di vedere le loro figlie dispensate dai corsi di nuoto misti per motivi religiosi». La scuola, osservano infatti i giudici di Strasburgo, svolge un ruolo insostituibile nel processo di integrazione sociale degli stranieri e «l’interesse dei bambini a frequentare lezioni di nuoto non era solo quello di imparare a nuotare, ma soprattutto di partecipare a tale attività con tutti gli altri allievi, senza eccezione a causa della propria origine o delle convinzioni religiose o filosofiche dei familiari». Peraltro, le autorità elvetiche avevano prospettato ai ricorrenti soluzioni flessibili che potessero consentire di conciliare la partecipazione delle bambine ai corsi di nuoto con le convinzioni religiose dei genitori, come ad esempio la possibilità di indossare un burkini. La coppia aveva comunque rifiutato ogni compromesso, ritenendo che corsi di nuoto misti fossero incompatibili con i precetti del Corano e con il senso del pudore che desideravano inculcare alle figlie ancor prima della pubertà.

Di origine turca ma naturalizzati svizzeri, i genitori delle bambine avevano tentato già presentato ricorso davanti al Tribunale Federale della Confederazione Elvetica che, nel marzo 2012, aveva confermato la sanzione inflitta dalle autorità basilesi nel luglio 2010 e approvata dal Tribunale amministrativo cantonale nell’agosto 2011.

 

Articolo di Avv. Maura Bridarolli

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