Le sostanze organiche in piscina

Cosa sono

L’insieme delle sostanze organiche che possono essere presenti in un’acqua viene definito “carico organico”.
Sono per definizione i composti del carbonio contemplati dalla chimica organica e quindi gli idrocarburi alifatici ed aromatici e tutti i loro derivati, inclusi i solventi.
Non costituiscono carico organico i composti inorganici del carbonio come l’anidride carbonica (CO2) che sciolta in acqua produce l’acido carbonico ( H2CO3 ) ed i sali di questo acido che sono peraltro molto diffusi in natura (sali di sodio, di calcio, di ferro), così come i composti del Carbonio come il Monossido (CO) bisolfuro (CS2), il tetracloruro (CCl4), i cianuri, i tiocianati , i carburi ed il carbonio, puro, amorfo e cristallino.
I composti organici sono biodegradabili, cioe’ servono da nutrimento per varie specie di microorganismi come i batteri ed i funghi e le alghe che li digeriscono, trasformandoli in anidride carbonica ed in altri composti piu’ semplici e ricavandone sostanze per il loro accrescimento ed energia per la svolgimento dei processi vitali.
Questo processo avviene mediante il consumo dell’ ossigeno prelevato dall’acqua stessa.
In piscina le sostanze organiche vengono aggiunte all’acqua dai bagnanti.

Come si determinano

Nel corso degli anni sono state utilizzate per la determinazione analitica del carico organico metodiche analitiche diverse tra di loro.
Le piu’ conosciute sono quelle del BOD, COD e TOC per le quali sono state elaborate normative e linee guida di analisi.
Nell’uso pratico vengono utilizzati altri metodi come il
TOD (Total Oxigen Demand), l’indice di KUBEL (ossidabilita’ al permanganato) e molti metodi indiretti, tutti potenzialmente validi ma limitati ad usi specifici e particolari su applicazioni singole, normalmente non idonei per un uso generalizzato preciso ed affidabile .
Con il metodo di Kubel, attualmente utilizzato per determinare le sostanze organiche in piscina, basato sull’ossidazione a caldo delle sostanze organiche mediante permanganato di potassio (KMnO4) in ambiente acido, si determina un parametro aspecifico, già definito come “sostanze organiche” ed ora definito più correttamente “ossidabilità al permanganato”. Nelle condizioni in cui la determinazione è condotta possono infatti interferire ioni inorganici riducenti, come ad esempio lo ione ferroso e lo ione nitroso, che, se presenti in concentrazioni elevate, possono dare un contributo non trascurabile al consumo di permanganato: ciò depone a favore della seconda definizione più generica ma più aderente alle condizioni del metodo. Nel caso di acque in cui gli ioni inorganici ossidabili siano in concentrazioni trascurabili o assenti il consumo di permanganato costituisce una misura della concentrazione delle sostanze organiche.

Cosa dicono le norme

Circolare 128 (1971) uguale all’acqua di riempimento
Atto d’Intesa Stato-Regioni (1991) aumento massimo di 3 mg/l in O2 consumato rispetto all’acqua di riempimento
Norma UNI 10637 aumento massimo di 3 mg/l per l’acqua di immissione e di 4 mg/l di O2 consumato rispetto all’acqua di riempimento
Atto d’Intesa tra Stato e Regioni (2003) Aumento massimo di 2 mg/l di O2 consumato rispetto all’acqua di riempimento

 

Come si eliminano

Il metodo più corretto, in questo come in altri casi, sarebbe quello della prevenzione: convincere i bagnanti dell’uilità di lavarsi prima di entrare in vasca diminuirebbe in maniera sensibile l’apporto di sostanze organiche.Detto questo, possiamo affermare che un buon impianto di filtrazione dovrebbe essere in grado di trattenerne buona parte. La capacità di trattenimento delle sostanze organiche varia moltissimo in funzione della tipologia dei filtri (sabbia monostrato, multistrato, letti selettivi, diatomea o cartuccia) e, a parità di tecnologia di filtrazione, in funzione del sistema distributivo e del tempo di ricircolo.Quando i filtri da soli non ce la fanno, è indispensabile ricorrere ad una ossidazione chimica delle sostanze organiche, attraverso l’aggiunta di cloro all’acqua, anche in dose massiccia.L’ozono ed il carbone attivo rappresentano ottimi alleati nella guerra alla distruzione delle sostanze organiche. Il primo possiede una elevata capacità di ossidazione, mentre il secondo agisce per adsorbimento (“cattura” le particelle organiche al proprio interno). Non hanno nessuna efficacia in questo senso, invece, i raggi ultravioletti.Nel caso di fallimento su tutta la linea, non resta altra soluzione che cambiare acqua.