La complessa situazione della piscina dello Sterlino di Bologna – Progettazione costruzione e manutenzione piscine, legislazione, corsi e informazioni

La complessa situazione della piscina dello Sterlino di Bologna

La piscina dello Sterlino vive da tempo una difficile situazione di incertezza sul futuro, che pare non riesca a sbloccarsi. Invece di pubblicare una rassegna stampa sull’argomento abbiamo pensato di chiedere ad uno dei diretti interessati notizie sulle situazione. Riportiamo di seguito le domande che abbiamo posto al Presidente AICS e le risposte che ci ha fornito.

 

Domanda: Ci può riassumere brevemente i fatti che hanno portato alla situazione attuale dello Sterlino?

Lo Sterlino, inaugurato nel 1972,  è uno degli impianti sportivi più prestigiosi di Bologna. Situato nelle vicinanze del centro storico, a due passi dai Giardini Margherita, in un Quartiere poco fornito di impianti sportivi serve una vasta percentuale di cittadini; basti pensare che nella sola stagione estiva appena conclusa si sono registrati oltre 25.000 ingressi in piscina.

Oltre alla piscina da 25 metri coperta, ad una vasca all’aperto ed una palestra polivalente per le attività di avviamento allo sport, lo Sterlino è dotata dell’unica vasca da 50 metri della città e di una palestre attrezzata come centro di alta specializzazione per la ginnastica artistica.

L’impianto di proprietà Coni è stato affidato al Comune di Bologna che, a sua volta, l’ha concesso in gestione ad AICS. In tutti questi anni il Comune ed AICS hanno provveduto alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, sgravando il CONI da qualsiasi onere.

Da poco meno di 10 anni il CONI ha dichiarato di voler vendere l’impianto. AICS e Rari Nantes ASD, una storica associazione natatoria che ha sede presso l’impianto, si sono immediatamente dichiarati interessati all’acquisto. Per un lungo periodo si è atteso che il CONI decidesse su come procedere alla vendita dello Sterlino ma di fatto ogni decisione veniva rinviata. Alla fine del 2010 il CONI pubblica un bando per la vendita dello Sterlino: base d’asta 3,6 milioni di euro, aggiudicazione al miglior offerente, scadenza poco meno di un mese dalla pubblicazione del bando. Un solo blando riferimento al fatto che si tratta di area verde e sportiva, ma nessuna concreta possibilità di far rispettare tale indicazione a chi sarebbe aggiudicato il lotto. Inutile dire che l’area dove sorge lo Sterlino, se  trasformata in edificabile, varrebbe almeno dieci volte di più. Uno vero proprio scacco nei confronti dello sport bolognese! AICS Bologna non si è rassegnata all’ipotesi che la città potesse essere privata di questo impianto. In pochi giorni è stato aperto un “fondo per lo Sterlino” dove molti cittadini hanno potuto versare un loro contributo e si è cercato di attivare sinergie che potessero concorrere al raggiungimento della somma prevista come base d’asta. Il risultato ottenuti in pochi giorni è stato assolutamente soddisfacente ma il tempi imposti dal bando del CONI erano troppo stretti e all’ultimo istante AICS ha dovuto desistere, pur manifestando ufficialmente al CONI il proprio interesse e disponibilità ad affrontare l’acquisto dello Sterlino purché la questione non fosse trattata esclusivamente con criteri di tipo economico/commerciale.

Per fortuna, sicuramente complice la crisi economica mondiale e forse anche il clamore e sdegno sollevato dal mondo sportivo bolognese, il bando è andato deserto. Da allora più nessuna notizia, l’ultima proroga del CONI che consente l’uso dell’impianto al Comune di Bologna, è stata fissata al 30 settembre 2011.  

 

Domanda: Secondo lei, di chi sono le responsabilità maggiori di questo stato di cose ?

Il bando del CONI è uscito quando la città era priva di Sindaco e Giunta ed amministrata da Commissario Straordinario che, come risputo, ha competenze solo sull’ordinaria gestione. Uno dei degli attori principali era dunque fuori gioco. Gli Enti di promozione sportiva impegnati nell’attività natatoria (AICS, UISP, CSI, ASI e LIBERTAS) hanno costituito un unico fronte unitamente alle principali associazioni di nuoto e pallanuoto bolognesi, alcuni di questi rendendosi disponibili anche ad affrontare un impegno economico straordinario pur di non perdere lo Sterlino.

Ritengo che la cessione di un impianto sportivo che gioca un ruolo strategico per una città come Bologna, doveva essere una partita da giocarsi prioritariamente all’interno del mondo sportivo stesso e dell’Amministrazione Comunale.

Purtroppo, un bando pubblico con formula “al miglior offerente”, con un solo mese di preavviso, con un Comune commissariato, ha evidentemente tagliato fuori il mondo sportivo e la Pubblica Amministrazione. Un atteggiamento poco condivisibile se si pensa che lo Sterlino è di proprietà di quell’Ente che dovrebbe sostenere e coordinare il mondo sportivo italiano.

Domanda: Quali sono, a suo parere, i passi da compiere per risolvere il problema?

Da qualche mese si è insediata la nuova Amministrazione Comunale e l’Assessore allo Sport, Luca Rizzo Nervo, e lo stesso Sindaco, Virginio Merola, hanno immediatamente dimostrato attenzione e sensibilità nei confronti di questo problema. La Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha dichiarato la sua disponibilità a finanziare i lavori di ristrutturazione dell’impianto ma non quella di acquistarlo.

AICS Bologna ha ufficialmente affidato l’incarico ad un poule di esperti, costituito dagli  avvocati Roberto Dalle Nogare e Guido Martinelli, il dott. Cesare Mattei e l’ing. Giovanni Palazzi, con la finalità di studiare una soluzione che veda una partecipazione attiva da parte tutti i soggetti interessati all’impianto, in modo da sostenere e facilitare l’azione della Pubblica Amministrazione.

Particolarmente significativo la costituzione del “Fondo per lo Sterlino” attivato dalla società sportiva Rari Nantes Bologna, un esempio di impegno diretto da parte dei cittadini per tutelare beni e servizi pubblici. Lo Sterlino potrebbe trasformarsi in un laboratorio per definire sinergie e ruoli per una più funzionale ed armonica gestione degli impianti sportivi comunali, un nuovo e possibile modello per la città.

E’ necessario ottenere dal CONI la proroga della convenzione fino al 31 agosto 2012, entro quella data Bologna sarà in grado acquistare l’impianto e programmarne la completa ristrutturazione.

Il grande interesse che ha suscitato questa vicenda, la disponibilità dimostrata dal Comune di Bologna, la sinergia di intenti non solo parte degli Enti di Promozione Sportiva ma anche da parte di tutte le forze politiche della città, ci rendono ottimisti sulla possibilità di un lieto fine della tanto travagliata questione riguardante l’impianto sportivo dello Sterlino.

 

Domanda: Ci piacerebbe inoltre conoscere la sua opinione sull’articolo pubblicato su corriere.it che parla della situazione negativa dello sport bolognese in generale (leggi l’articolo completo ai questo link: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/25-agosto-2011/dalle-piscine-atletica-naufragio-sport-1901359510722.shtml )

In modo quasi telegrafico (l’argomento sarebbe vastissimo e molto importante)

Possiamo affermare che fino a vent’anni fa Bologna era una città all’avanguardia nell’impiantistica sportiva. Da allora non è stato fatto più nulla e oggi ci ritroviamo con  impianti insufficienti e spesso fatiscenti.

Le Universiadi potrebbero rappresentare un’occasione rincominciare ad investire sull’impiantistica sportiva. Bisogna però avere un progetto organico che coinvolga tutta la città e porti benefici durevoli e fruibili da tutti. In caso contrario non sarebbe solo un’occasione persa ma sarebbero fatti più danni che benefici.

In linea di massima, non credo che alla città occorrano grandi eventi o grandi campioni. Occorre far maturare una corretta consapevolezza nell’opinione pubblica e nei politici dei valori ed opportunità che lo sport può offrire.  Se pensiamo al ruolo che oggi lo sport ricopre nel campo educativo, sociale e sanitario ci si accorge immediatamente che ogni euro investito nello sport equivale ad un risparmio almeno tre volte superiore.

Basta con la storia che “i soldi sono finiti” perché lo sport ne ha sempre avuti pochi e con quelle poche risorse ha fatto moltissimo. Iniziamo a tagliare dove non serve o dove si è già speso troppo e iniziamo ad investire in quei campi capaci di garantire servizi di qualità e con costi contenuti.

Bologna è soprannominata “basket city”, ma siamo proprio sicuri che sia così? E’ vero che vi sono due squadre importanti e molte titolate ma è anche vero che il palasport è praticamente naufragato nei debiti, gli spalti durante le partite di campionato sono semi deserti, palestre e campetti per giocare a basket sono sempre meno e, a quanto mi risulta, non ci sono giocatori di origine bolognese che giocano in squadre di livello nazionale o internazionale.

Allora a cosa serve avere due squadre super titolate ?

Credo a poco, forse a nulla. Serve avere piscine, campi sportivi e palestre ben attrezzate e ben distribuite sul territorio, un riconoscimento politico del ruolo sociale dello sport, una stampa che contribuisca alla diffusione di una corretta cultura sportiva, allenatori formati in modo professionale e dirigenti che perseguono obiettivi e valori educati e sociali.

Lo sport può contribuire alla costruzione di una società migliore. Non è un’utopia, basta crederci!
Tutti devono fare la loro parte ad iniziare dal CONI, gli Enti di promozione sportiva, le società e gli allenatori. Contemporaneamente è urgente e necessario riportare tutte le competenze relative allo Sport italiano all’interno di un Ministero allo Sport, esattamente com’è in tutte le altre nazioni del mondo.  

Grazie per la collaborazione e speriamo si riesca a risolvere la situazione al più presto.