Il lavoro sportivo è incompatibile con le attività di tipo commerciale – Progettazione costruzione e manutenzione piscine, legislazione, corsi e informazioni

Il lavoro sportivo è incompatibile con le attività di tipo commerciale

La Corte di Cassazione è nuovamente entrata nel merito della questione

Numerose sono le sentenze e le ordinanze della Corte di Cassazione relative al mondo sportivo, tanto che la giurisprudenza attuale ha delineato il cammino che il mondo dell’Associazionismo deve percorrere al fine di beneficiare delle numerose agevolazioni fiscali e civilistiche.

Nel caso specifico l’ordinanza n° 11492 del 30.04.2019 ribadisce nuovamente che “In tema di agevolazioni tributarie, l’esenzione d’imposta prevista dall’art. 111 (ora 148) del d.P.R. n. 917 del 1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall’elemento formale della veste giuridica assunta (nella specie, associazione sportiva dilettantistica), ma dall’effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sulla contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato del tutto estrinseco e neutrale dell’affiliazione alle federazioni sportive ed al Coni”.

In questo caso la controversia tra l’Associazione Sportiva Dilettantistica e l’Agenzia delle Entrate nasce per una cartella esattoriale che traeva origine da un verbale di accertamento (datato 2009) in cui gli ispettori del lavoro, dopo una ispezione, verificavano la posizione lavorativa degli istruttori presenti (una ventina in tutto). Per quattro di questi veniva segnalato che l’attività da loro svolta rientrava nell’alveo di una attività puramente commerciale e non funzionale all’organizzazione (come la partecipazione a manifestazioni od eventi sportivi dilettantistici), con conseguente multa per omessa contribuzione e relative sanzioni.

A nulla sono servite i motivi dei ricorsi proposti dalla ASD che si lamentava per il fatto di aver rispettato tutti i requisiti richiesti dalla normativa (come l’affiliazione al Coni, la marginalità e occasionalità del compenso), visto che la Corte di Cassazione li ha respinto tutti, condannandola anche a liquidare €. 2.000 per compensi professionali oltre al rimborso spese forfettario nella misura del 15%.

Prendendo come esempio questo caso, vorrei far notare che i numerosi centri estivi che con l’imminente arrivo della stagione estiva, prenderanno il via se non sono “monotematici” ovvero riferiti alla singola disciplina per cui l’Associazione è nata (es. nuoto) questi potrebbero rientrare nelle attività commerciali. Soprattutto se sono aperti a tutti, con somministrazione di pasti (merenda o pranzo che sia) e attività che esulano dalla pratica sportiva (es. laboratori di lingue). Con il conseguente problema di far rientrare il compenso dei collaboratori tra quello del cosiddetto “lavoro sportivo”.

Dott. Gianluca Bigi