Roma, 18 marzo 2026 – Il disegno di legge volto a regolamentare e classificare le piscine, sia pubbliche che private, è stato esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni, ricevendo però parere negativo da parte della Conferenza delle Regioni.
La principale preoccupazione espressa riguarda la necessità di garantire una tutela uniforme della salute per tutti gli utenti delle strutture natatorie pubbliche o aperte al pubblico, senza alcuna distinzione.
Le Regioni hanno quindi sottoposto al Governo una serie articolata di richieste di modifica al provvedimento. Tra queste, la necessità che gli adeguamenti tecnico-normativi previsti non si applichino soltanto alle nuove strutture, ma anche a quelle già esistenti, al fine di evitare disparità nella protezione della salute.
Nel documento inviato al Governo si evidenzia inoltre che escludere determinate categorie di piscine – come quelle sportive dilettantistiche o quelle gestite da federazioni nazionali ed enti di promozione sportiva, inclusi quelli paralimpici – significherebbe sottrarre tali impianti ai controlli e alla vigilanza igienico-sanitaria, pur essendo destinati all’uso da parte del pubblico.
Un ulteriore punto critico riguarda i profili di costituzionalità del disegno di legge. Le Regioni sottolineano infatti che competenze, ruoli e ambiti di intervento devono differenziarsi chiaramente tra strutture aperte al pubblico e ambiti privati. Le piscine domestiche, essendo di proprietà esclusiva, non dovrebbero rientrare nel campo di applicazione del ddl, poiché non possono comportare obblighi per l’ente pubblico in termini di sicurezza, controlli igienico-sanitari o eventuali sanzioni.
In conclusione, pur riconoscendo l’importanza di rafforzare la prevenzione del rischio di annegamento, le Regioni evidenziano l’impossibilità – sia pratica che giuridica – di estendere il sistema di vigilanza e responsabilità alle proprietà private. Da un lato per la carenza di risorse e personale delle ASL, dall’altro perché il rischio connesso alle piscine private non può essere equiparato, nei livelli essenziali di assistenza (LEA), alla tutela della salute pubblica e collettiva.
Nel complesso, così come formulato, il disegno di legge rischia di distogliere l’attenzione della vigilanza igienico-sanitaria da obiettivi realmente pertinenti alla prevenzione e alla tutela della salute.
Documento ufficiale:
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