La chiusura annunciata della piscina comunale di Ivrea dal 31 maggio ha suscitato indignazione e rabbia, soprattutto da parte dell’associazione Sclerosi Multipla Canavesana (SMC), che da oltre un anno utilizza l’impianto per attività riabilitative fondamentali per i propri membri disabili. Il presidente Ivan Doretto denuncia l’assoluta mancanza di comunicazione da parte del Comune, definendola l’ennesima dimostrazione di insensibilità istituzionale. Già in passato l’amministrazione aveva ignorato le esigenze dell’associazione, come nel caso del bando del Movicentro.

Nel frattempo, la situazione dell’impianto appare sempre più critica: la struttura, risalente agli anni Settanta, è obsoleta, costosa da mantenere (oltre 450 mila euro l’anno) e richiederebbe investimenti tra i 2,5 e i 3 milioni di euro per una ristrutturazione completa. Nonostante gli oltre 100mila utenti annui, i disservizi sono cronici: acqua fredda, docce guaste, phon rotti, spogliatoi sporchi.

L’assessore al bilancio ha vincolato un milione di euro e si valuta un mutuo, oltre alla ricerca di investitori privati per una possibile gestione futura. Tuttavia, molti ricordano promesse e progetti mai realizzati, come l’accordo annunciato con una società di Biella.

Le opposizioni attaccano duramente la maggioranza, accusandola di incoerenza e immobilismo: il PD e Viviamo Ivrea, un tempo critici da opposizione, oggi sembrano proseguire sulla scia della precedente giunta di centrodestra, che già proponeva l’affidamento ai privati. La Lega, con Giorgia Povolo, sottolinea l’ipocrisia politica, mentre Fratelli d’Italia e altri consiglieri comunali come De Stefano e Noascone accusano l’amministrazione di incapacità e mancanza di visione.

Intanto, i disabili si ritrovano improvvisamente senza un servizio essenziale, senza preavviso e senza alternative. “Trattati come invisibili”, denunciano, esprimendo tutto il senso di abbandono e frustrazione per una decisione presa senza coinvolgimento. Il caso della piscina comunale si trasforma così in un simbolo di cattiva gestione e assenza di attenzione verso le fasce più fragili della popolazione.

Fonte e approfondimenti: Giornalelavoce.it