Piscine, stretta sui bocchettoni di aspirazione: l’emendamento votato mette a rischio migliaia di impianti
Oggi 23 luglio la Camera ha votato all’unanimità un emendamento sulla sicurezza delle piscine. L’emendamento al decreto legge Sport, proposta di modifica bipartisan, presentata dalla commissione Cultura e sostenuta da tutti i gruppi, si applica a “tutte le piscine, pubbliche, private, aperte al pubblico o collettive”.
L’emendamento votato, secondo quanto riportato dalla stampa, introduce la chiusura degli impianti con bocchettoni di aspirazione non conformi e potrebbe avere conseguenze ben più ampie di quanto appaia a una prima lettura. Tutte le piscine dovranno dimostrare di rispettare gli standard di sicurezza previsti per i sistemi di aspirazione dell’acqua. In caso contrario, scatterà l’obbligo di adeguamento e, se le irregolarità non verranno eliminate, la chiusura dell’impianto.
Il provvedimento, sostenuto trasversalmente da tutte le forze politiche, arriva dopo una serie di gravi incidenti che hanno riportato l’attenzione sul fenomeno dell’intrappolamento causato dalle aspirazioni. L’obiettivo è impedire che una persona, soprattutto un bambino, possa rimanere bloccata da un sistema di aspirazione non progettato o non mantenuto correttamente.
La vera incognita riguarda però lo stato del patrimonio impiantistico italiano. Molte piscine sono state costruite anni fa, quando gli standard di sicurezza erano diversi o meno rigorosi, e nel tempo potrebbero non essere state adeguate alle normative più recenti. Se durante i controlli dovessero emergere carenze diffuse, il numero degli impianti costretti a sospendere l’attività potrebbe essere elevato, con pesanti ripercussioni per gestori, società sportive e utenti.
Da tempo Rossana Prola, vicepresidente di Acquanet, presidente della Commissione UNI sugli impianti sportivi ed esperta di sicurezza delle piscine, richiama l’attenzione sul problema. Secondo Prola, gli incidenti più gravi non sono fatalità imprevedibili, ma sono quasi sempre riconducibili a errori di progettazione, installazione o manutenzione. In molti dei casi analizzati, infatti, le griglie di protezione erano assenti, rotte o rimosse, condizioni che trasformano il sistema di aspirazione in una trappola potenzialmente mortale.
L’esperta sottolinea inoltre che in Italia esiste ancora una scarsa cultura della certificazione degli impianti di trattamento dell’acqua. Come previsto dal D.M. 37/2008, anche questi impianti devono essere corredati da una dichiarazione di conformità, ma tale obbligo è spesso poco conosciuto o non adeguatamente verificato. È proprio questa situazione che potrebbe rendere complessa l’applicazione della nuova norma, perché numerosi gestori potrebbero trovarsi nella necessità di verificare la conformità dei propri impianti prima ancora di intervenire con eventuali lavori di adeguamento.
Il sottosegretario Paolo Barelli ha spiegato che il nuovo obbligo nasce per garantire che griglie, bocchettoni e sistemi di aspirazione eliminino qualsiasi rischio di effetto ventosa sui bagnanti. L’emendamento riguarda le piscine aperte al pubblico e prevede che la sicurezza dei sistemi di ricircolo diventi un requisito essenziale per mantenere aperto l’impianto.
Su che basi si deciderà se un’aspirazione é sicura? Solo la presenza di una dichiarazione di conformità definisce che l’impianto è realizzato a norma ma, dalle nostre stime, stimiamo che la maggioranza delle piscine realizzate in Italia dopo il 2008 non abbia la Di.Co. E prima del 2008 la Di.Co. non era obbligatoria… come le consideriamo? Se usiamo le regole attuali, le aspirazioni non sono conformi… Insomma, un bel pasticcio!
Nei prossimi mesi saranno quindi determinanti le verifiche tecniche. Se emergerà che una quota significativa delle piscine italiane non rispetta gli standard oggi richiesti, il settore dovrà affrontare un’importante campagna di adeguamento. Per molti gestori significherà investimenti consistenti, ma per gli esperti la priorità resta una sola: evitare che un impianto destinato allo sport e al tempo libero possa trasformarsi in un luogo di pericolo. Non appena avremo il testo ufficiale comprenderemo meglio la portata di questo provvedimento e cosa fare per risolvere un problema che coinvolge un numero molto alto di piscine.

