Riforma professioni a due vie: leggi diverse per professioni ordinistiche e per quelle non riconosciute

 

A poche settimane dalla presentazione della bozza di disegno di legge per la riforma delle professioni intellettuali, che tanto ha agitato l’animo di architetti, ingegneri, geometri, periti e industriali, e dopo il primo parziale dietrofront, arrivano nuove notizie per una riforma che, dopo diversi anni di dibattiti, confronti e tavoli di concertazione, sembra non arriverà mai.

 

L’On.le Maria Grazia Siliquini, relatore in Commissione Giustizia del provvedimento di riforma delle professioni (AC-503), al termine dell’ufficio di Presidenza congiunto delle commissioni II e X, tenutosi nel primo pomeriggio di ieri ha manifestato l’esigenza, appoggiata a maggioranza dagli uffici di presidenza riuniti di Commissione Giustizia e Attività produttive, di pervenire a due leggi diverse e separate, che disciplinino rispettivamente le professioni intellettuali ordinistiche, con una legge “ad hoc” di riforma, e quelle non riconosciute (costituite in associazioni), ancora da disciplinare, con due iter diversi, autonomi ed indipendenti. In un comunicato, la Siliquini ha sottolineato il passo importante del Parlamento, verso nuove regole che mirano a dare trasparenza alle professioni e risposte chiare ai cittadini, ponendo così fine alla confusione che ancora oggi sussiste in materia.

 

“Questo risultato politico – ha concluso la Siliquini – rappresenta una tappa importante della riforma, che persegue la giusta logica di esaminare le proposte di legge nelle commissioni parlamentari di competenza: quella degli ordini e collegi nella Commissione Giustizia (ricadendo, questi ultimi, sotto il controllo del Ministero della Giustizia) e quella delle associazioni nella commissione Attività Produttive (competente in materia). Successivamente, vi sarà il voto definitivo delle commissioni, cui farà seguito il voto dell’Assemblea”.

 

In realtà le domande che ci poniamo sono se questa non sia l’ennesima tappa di una corsa senza fine e per quale motivo le esigenze espresse dai professionisti del mondo tecnico, semplici e manifestate più volte, non sono ancora state raccolte dai Governi che negli anni si sono succeduti, mentre gli unici messaggi inviati sono serviti solo a generare conflitti tra le diverse professioni.

Ilenia Cicirello

 

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