La sicurezza nelle ASD

 

Sono il Presidente di una Associazione Sportiva Dilettantistica composta da un Consiglio Direttivo di 4 persone. Abbiamo circa 250 atleti e 15 istruttori/allenatori che svolgono attività per la nostra società. Gli istruttori/allenatori non sono assunti ma percepiscono un rimborso mensile/trimestrale forfettario. Quali sono gli obblighi in merito alla sicurezza sul lavoro? E se gli istruttori/allenatori fossero volontari?     Uno degli argomenti più dibattuti dalla giurisprudenza e che lasciano spesso gli addetti ai lavori molto confusi, riguarda l’applicazione del Decreto 81 al settore delle Associazioni Sportive Dilettantistiche. Innanzitutto è necessario sottolineare che l’art. 2 del D.Lgs. 81/08, così come modificato con il D.Lgs. 106/09, stabilisce che il lavoratore è il soggetto che “indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione (…omissis…)”. Da qui emerge, in modo inequivocabile, che l’istruttore/allenatore che percepisce dalla società un rimborso forfettario per le sue prestazioni (rimborsi a piè di lista esclusi), ai fini del succitato art. 2, viene assimilato ad un lavoratore subordinato in quanto svolge la propria attività attraverso l’organizzazione di “datore di lavoro” (il Presidente ed il Consiglio  Direttivo) a fronte di un rimborso forfettario che difficilmente si può configurare come puro rimborso spese e che, a tutti gli effetti, si configura come compenso per il lavoro svolto. Secondo quanto sopra esposto è chiaro che il Presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica in cui operano soggetti che percepiscono un qualsivoglia riconoscimento economico per le prestazioni svolte, deve ottemperare a tutti gli obblighi previsti dagli artt. 17 e 18 del D.Lgs. 106/09. Per quanto concerne i volontari, invece, l’art. 2, comma 1 della Legge 266/91, stabilisce che “l’attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”. Sempre in merito ai volontari è necessario sottolineare che l’art. 12bis del D.Lgs. 106/09 prevede che “ove il volontario svolga la propria prestazione nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al volontario dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. Egli è altresì tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione”.Anche in questo caso il legislatore ha investito il Presidente, in qualità di “datore di lavoro”, di tutta una serie di obblighi relativi alla sicurezza che in qualche misura prevedono una organizzazione interna della sicurezza definita e riscontrabile, anche attraverso la stesura di idonei documenti.In definitiva, sia nel caso di Associazioni sportive tradizionali che nel caso di Associazioni in cui gli operatori sono puri volontari, in capo al Presidente ed al Consiglio Direttivo ricadono gli obblighi stabiliti agli artt. 17 e 18 del D.Lgs. 81/08 (così come modificato con il D.Lgs. 106/09) con i quali si deve garantire l’applicazione dei principi di salvaguardia e di sicurezza dei soggetti che all’interno delle stesse Associazioni operano.