L’attività didattica nelle piscine – Seconda parte

Iniziando l’attività motoria e sportiva con una base minima di elementi appresi (schemi motori e percettivi ), l’acqua è un mezzo esplorativo per il bambino così come per l’adulto.

Gli strumenti attuali permettono l’organizzazione di percorsi e circuiti di allenamento come se si svolgessero a terra e la piscina può diventare, così, una palestra. I lavori in acqua sono molto utili, in quanto permettono l’acquisizione dell’agilità in un mezzo diverso da quelli consueti. Gli schemi motori acquatici primari, infatti, differiscono dagli schemi motori terrestri, in quanto non si rifanno a forme di movimento naturali ed innate. L’adattamento che ne consegue ed il superamento della paura iniziale permettono, poi, all’individuo di apprendere anche le fasi successive (spostamenti, spinte, propulsioni, resistenze) ecc.

Il movimento in acqua, inizialmente, è basilare e solamente con l’esperienza si arriverà ad ottenere un equilibrio in acqua, utile per le fasi successive di apprendimento. L’agilità in acqua diventa il presupposto per rielaborare quanto esperenziato e utilizzarlo per l’acquisizione delle varie nuotate.

Le tavolette, le bacchette, i galleggianti, i palloni, i materassini, i cerchi, ecc. vengono utilizzati nelle varie unità didattiche per far apprendere attraverso il gioco le varie modalità di spostamento in acqua, come pre requisito delle successive acquisizioni delle abilità per gli stili del nuoto. Le varianti nei giochi e negli esercizi sono molte, per divertirsi e apprendere nel modo più variegato possibile, senza schemi rigidi. Lo sviluppo delle aree della personalità (motoria, sociale, affettiva, cognitiva), passa attraverso l’apprendimento, con modalità diverse di tecniche di gioco e sportive per l’acquisizione di abilità sia di tipo relazionale che emotive. Soprattutto, il gioco ne è il cardine fondamentale; le staffette, i giochi collaborativi, servono proprio per il raggiungimento di uno scopo preciso.

A questo punto i metodi degli insegnanti diventano fondamentali: la libera eplorazione, il metodo della risoluzione dei problemi e la scoperta guidata servono per scoprire limiti, capacità ed eventuali potenzialità future, nei giovani atleti praticanti.

Meglio lasciarli “lavorare” senza troppe costrizioni, ma in modo sereno ed efficace.

In questo modo si otterranno migliori risultati e soprattutto schemi flessibili di adattamento alle situazioni non previste.

Non sempre è necessaria una valutazione, ma le verifiche possono servire a capire se ci sono stati i progressi attesi.

A questo punto non bisogna fare altro che provare……

Buon Lavoro!

Prof. G. Righini

Pedagogista

Docente S.Motorie