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Igiene e disinfezione dell'acqua e dell'ambiente

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Resoconto delle ispezioni effettuate nelle piscine degli Stati Uniti durante il 2008 Resoconto delle ispezioni effettuate nelle piscine degli Stati Uniti durante il 2008

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Data di inserimento: 24/05/2010
Data modifica: 24/05/2010
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Il documento diffuso dal Governo degli Stati Uniti (in lingua originale) documenta i risultati delle ispezioni effettute su 121.020 piscine durante il 2008.

Rapporto 2005 sulla legionellosi in Italia Rapporto 2005 sulla legionellosi in Italia

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Data di inserimento: 02/11/2009
Data modifica: 02/11/2009
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Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute         

Nel 2005 sono stati notificati complessivamente 869 casi di legionellosi, di cui 826 confermati e 43 presunti. Un’esposizione a rischio nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi è stata riportata dal 26% dei soggetti. Degli 869 casi notificati, 78 (9%) erano stati ricoverati in ospedale o in clinica, 124 casi (14%) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, case private), 22 casi (2,7%) avevano frequentato piscine e 6 casi (0,7%) avevano effettuato cure odontoiatriche.

 

Oltre ai casi di legionellosi associati ai viaggi, acquisiti da cittadini italiani prevalentemente in strutture recettive italiane, nel 2005 sono stati notificati all’Iss dalla rete di sorveglianza europea della legionellosi associata ai viaggi (Ewglinet) 97 casi di legionellosi in turisti stranieri che hanno visitato l’Italia.

 

Nel 2005 si è registrato un incremento dei casi di oltre il 40% rispetto al 2004. L’incidenza della legionellosi in Italia nel 2005 è quindi pari a 15 casi per milione di popolazione e, a fronte di un aumento dei casi comunitari, si apprezza una sensibile diminuzione dei casi nosocomiali che passano dal 16% del 2004 al 9%, e della letalità che passa dal 14% all’8,2%. Rimane invece pressoché invariata la proporzione di casi di legionellosi associati ai viaggi (14%) e quella di casi classificati come comunitari, per i quali l’origine dell’infezione non è nota.

 

Nel rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, vengono analizzati i dati relativi ai casi di legionellosi diagnosticati e notificati nel 2005 al Registro nazionale della legionellosi, presso l’Istituto superiore di sanità (Iss).

 

La disomogeneità regionale

Permane, tuttavia, una grande disomogeneità nel numero di casi notificati dalle singole regioni italiane e nell’incidenza registrata. La grandissima maggioranza dei casi (78%) continua infatti a essere notificata da 6 Regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio) del Centro-Nord mentre le regioni del Sud continuano a notificare un numero molto limitato di casi. Le differenze osservate non sembrano il risultato di effettive variazioni nell’andamento della malattia, in quanto Regioni con alti tassi di incidenza confinano o sono molto vicine a regioni con tassi decisamente inferiori; queste differenze, inoltre, non sono giustificate da stili di vita diversi, da diversa composizione della popolazione o da diversa esposizione a potenziali fattori di rischio.

 

Le variazioni regionali, oltre che alla sottonotifica, sono probabilmente legate alla disponibilità diagnostica dei laboratori. Infatti, poiché è impossibile differenziare la malattia dei Legionari da altre forme di polmonite solo su base clinica, l’accesso e l’utilizzo appropriato dei test diagnostici è cruciale per la diagnosi.

 

Attenzione alla diagnosi

In Italia, l’uso del test per la rilevazione dell’antigene solubile urinario (il metodo diagnostico in assoluto più utilizzato in Europa) varia molto da Regione a Regione e, a volte, anche nell’ambito delle stesse Regioni. È evidente che nelle Regioni dove i clinici hanno la possibilità di utilizzare il test, il tasso d’incidenza della legionellosi risulta maggiore che in quelle dove il test è poco disponibile.

 

Il motivo del mancato accertamento eziologico potrebbe dipendere anche da altri fattori, tra cui l’abitudine dei clinici di effettuare diagnosi di polmonite basandosi principalmente su segni e sintomi, e limitando la ricerca dell’agente eziologico solo a situazioni particolari quali per esempio la farmaco-resistenza. Infatti il quadro radiografico offre la possibilità di discriminare l’eziologia batterica da quella virale e spesso il clinico si limita a questo, senza verificare il microrganismo responsabile. È quindi di estrema importanza richiamare l’attenzione dei clinici sulla legionellosi e incoraggiarli a richiedere una conferma eziologia nella diagnosi di polmonite e a notificare tempestivamente i casi: la diagnosi precoce e la notifica tempestiva permettono infatti di identificare eventuali cluster o focolai epidemici e di intervenire rapidamente con appropriate misure di controllo.


    
 

Contributo personale sull'argomento. 
Da  [25.08.2007 13:02 - Alphasigma]
A titolo di collaborazione e di informazione sulle rare conseguenze di infezione da LEGIONELLA, elenco di seguito i danni neureo logici che ho riportato: SITUAZIONE PATOLOGICA STABILIZZATA, INSORTA IL 13.10.2004. Il fatto: Nel mese di ottobre 2004, il soggetto, mentre soggiornava in Roma, per servizio, in “ambiente confinato” (camera d’albergo climatizzata, con bagno annesso), entrava in contatto con il batterio della “Legionella Pneumofhila” che, in quel luogo, raggiungeva la concentrazione anomala, accertata dalla competente A.R.P.A., di 5.000 (cinquemila) unità. A distanza dall’evento, visti i danni che ne sono derivati, con l’inibizione delle più importanti funzioni “Cerebellari” e l’attuale stato della ricerca scientifica, non è ipotizzabile alcuna possibile soluzione. Attualmente: Permangono i classici sintomi di una ”atassia”, con tutti gli aspetti più deteriori, legati agli esiti di una “Cerebellite” indotta dal batterio, poi cronicizzatasi a seguito di conseguente parziale atrofia del “Verme Cerebellare”. La manifestazione esteriore di tale condizione si evidenzia per totale assenza di equilibrio; impossibilità di deambulare (è possibile effettuare spostamenti solo con la sedia a rotelle e accompagnato da terzi); tremore continuo dei quattro arti che risultano scoordinati tra loro, sempre imprecisi e in parte ingovernabili (dismetria); capogiri persistenti; difficoltà respiratoria per inerzia del diaframma e comparsa di crisi di tosse e di singhiozzo; fotofobia, con difficoltà nella messa a fuoco delle immagini, conseguita a pregresso blocco funzionale del nervo ottico; presenza continua di acufeni di elevate ampiezza e frequenza; blocco parziale dei muscoli facciali e del collo seguiti da frequenti spasmi esofagei dovuti alla difficoltà nella deglutizione di alimenti solidi e liquidi (compresa anche la semplice saliva); impossibilità ad assumere la stazione eretta se non per brevissimi periodi, solo su base allargata e con doppio appoggio; alterazione della sensibilità termica (per quest’ultimo problema, nel mese di giugno 2005, nel tentativo maldestro di sottrarsi a getto d’acqua “sentita” eccessivamente calda, cadeva, rovinosamente, nel servizio igienico domestico, riportando la frammentazione della vertebra “L.4”, trattata conservativamente con busto in acciaio e risoltasi dopo circa mesi sei di totale inattività fisica); grave disartria (impossibilità di eloquio comprensibile), in trattamento con sedute di logopedia.-

I requisiti dei laboratori di analisi delle acque per il consumo umano I requisiti dei laboratori di analisi delle acque per il consumo umano

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Data di inserimento: 02/11/2009
Data modifica: 02/11/2009
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Linee guida per i laboratori che effettuano le analisi previste dal D.lgs. 31/2001

 

E' stato pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità il volume intitolato “Requisiti organizzativi e tecnici dei laboratori di verifica della conformità della qualità delle acque” e scritto da M. Ottaviani, L. Bonadonna, L. Lucentini, P. Pettine del Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria.

Il volume presenta le linee guida sui requisiti gestionali e tecnici dei laboratori che eseguono i controlli interni ed esterni per la determinazione dei parametri microbiologici e chimici previsti dal decreto anche tenendo conto dei criteri della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025.

Le indicazioni contenute nel presente rapporto “si riferiscono ai laboratori che effettuano controlli analitici microbiologici e chimici di carattere interno ed esterno, per verificare la conformità della qualità delle acque ai sensi del DL.vo 2 febbraio 2001, n. 31, definendone i requisiti minimi strutturali, organizzativi e tecnici al fine di armonizzare i criteri di controllo e garantire un livello di competenza ed affidabilità adeguato alle finalità delle attività analitiche ed alla tutela della salute pubblica”.

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